lunedì 30 dicembre 2013

Pour parler (et rien dire)

In certi momenti non possiamo fare a meno di credere che il mondo si fondi sui luoghi comuni e gli stereotipi, quello creativo in primis. E' anche evidente che spesso lo stereotipo non nasce da motivi malevoli di per sé, ci si innesta solo nel momento in cui non ci riusciamo a staccare da certe idee precostituite sulle cose e sulle persone. L'artista nasce già con un'etichetta, per quello che fa, per come lo fa, e per come spesso è immaginato, anche nel privato, proprio per quello che produce dalla sua mente e con le sue mani (in letteratura si dice spesso che non si dovrebbe mai confondere l'autore con i suoi personaggi e le sue storie, ma quant'è difficile immaginare il nostro scrittore preferito lontano dalle atmosfere che descrive!).

In tutto il mio percorso umano e "artigianale" (che dire "artistico" mi pare eccessivo) mi sono sempre trovata ad essere un'outsider, perché ero esteriormente poco inquadrata per gli stili di vita che amavo, e pensavo troppo diversamente dalla persona semplice che sembravo da di fuori per essere, appunto, una tranquillona qualunque.

Adesso ho quasi 40 anni e decisamente quello dell'uniforme è l'ultimo dei miei problemi: so che posso apparire e atteggiarmi come voglio, senza mutare quello che sono dentro. Pur tuttavia mi accorgo sempre di più come in genere la gente ti accetti (come essere umano o come personaggio) per come appari, e che tutto dev'essere conforme ad un'idea generale coerente e definita, nel caso "creativo" con una certa doverosa dose di eccentricità che spesso conta più quando ce l'hai addosso che quando la produci. E questo è vero non solo nel rapporto tra creativo e pubblico, ma anche tra creativo e creativo: ovvero, i tuoi simili t'immaginano sempre secondo cliché ormai noti, e decisamente poco... fantasiosi!

Sono la prima a dispiacermi del fatto di essere un corpo banalissimo con un cervello troppo strano dentro, e un carattere poco interessante: quello che faccio è quello che sono, e tutto il resto è una figura variabile, insicura e spesso assai infelice.

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